Il presente

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Dalle cinquecento malghe da formaggio di soli 70 anni fa alle 84 di oggi: è solo l’ultimo capitolo del passaggio da un’agricoltura di puro sostentamento e di autoconsumo ad un’agricoltura di mercato. Quello che rimane, al di là di nostalgie e rimpianti, non è però poco ed è, soprattutto, qualcosa di molto diverso dal passato.

Di queste 84 malghe, 59 sono a gestione privata: la maggior parte delle malghe da formaggio sono quindi gestite da persone che giudicano quest’attività in modo tale da sceglierla, riteniamo, fra altre possibili, non più per necessità ma perché, evidentemente, vi trovano gratificazione e soddisfazione.

Questi casari di malga del terzo millennio, offrono però oggi alla collettività molto di più del loro formaggio: offrono la possibilità di conoscere un modo di produrre ed un modo di vivere il rapporto con la natura (gli animali, i pascoli, i boschi), che difficilmente lascia indifferenti e che rappresenta una grande eredità che la storia, attraverso le loro mani, ci ha tramandato.

I dati ufficiali relativi alla provincia di Trento parlano oggi di circa 120.000 ettari di pascoli, dei quali 52.000 effettivamente utilizzati, di 254 malghe, delle quali 154 con più di 5 vacche da latte. Ne fanno parte le 84 “censite” e descritte nella pubblicazione e rappresentano la (quasi) totalità delle malghe “da formaggio”: chiameremo così le malghe dove si pratica sul posto la trasformazione del latte.

Il latte prodotto sulle malghe ammonterebbe a circa 9.500 tonnellate, delle quali 4.200 trasformate sulle malghe da formaggio e 5.300 conferite ai caseifici di valle. A loro volta, i 24 caseifici (23 sociali e uno privato) lavorano 133.000 tonnellate di latte, metà del quale è trasformato in formaggi a lunga stagionatura. È a quest’ultimo dato che va riferita la produzione del latte in malga per apprezzarne l’incidenza in termini di formaggio.

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