Un passo indietro

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Alla fine degli anni ’70, in una pubblicazione che illustrava le diverse tipologie dei formaggi Trentini, sono riportati alcuni dati che danno un’idea di quante cose siano cambiate negli ultimi 25 anni. A quel momento, coesistono ancora la trasformazione familiare del latte, il caseificio turnario privato o a prestanza di latte, il caseificio turnario sociale, il caseificio sociale a gestione cooperativa: in pratica tutte le diverse forme organizzative che i produttori di latte si sono dati negli ultimi due secoli.

Risultano in attività ben 60 caseifici sociali. Questa sottolineatura nei confronti degli aspetti organizzativi evidenzia come, in quegli anni, fosse ancora particolarmente sentito il problema, oggi quasi del tutto superato, della razionalizzazione tecnica ed economica nella trasformazione del latte. Ai formaggi di malga però si fa poco o per nulla riferimento: si illustra invece, con particolare sottolineatura, la presenza di oltre 30 lattodotti, (il primo, costruito nel 1958, collegava Malga Avalina con Roncone) che trasportavano nei caseifici di valle il latte prodotto su altrettante malghe.

Questa istantanea, non ancora ingiallita dal tempo, fa comprendere l’indirizzo che si è cercato di dare al settore della produzione lattiero casearia e quindi anche a quello delle malghe da formaggio: rendere sempre più economica ed efficiente la trasformazione del latte nei caseifici di valle, cercando di diluire le spese di gestione sulla massima quantità possibile di latte. Soprattutto in quegli anni, nei quali il calo dei conferimenti di latte legato alla stagionalità delle produzioni era ancora particolarmente marcato, ciò significa far arrivare la massima quantità possibile di latte dagli alpeggi, che erano molto più “frequentati” di oggi (circa 15.000 vacche, cioè poco meno della metà di quelle presenti negli allevamenti).

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